Sabra e Shatila.

Sabra e Shatila.
Photo by Matt Artz / Unsplash

A Sabra e Shatila la sera torna gelosamente a rivendicare il monopolio del cielo. Sabra torna a cercare rifugio nella morbidezza del suo letto ancora sfatto. Shatila chiude gli occhi alla realtà e si abbandona all’illusione dei suoi sogni. Il mattino seguente, a Sabra, il sole accarezza i profili delle case appena sveglie. Si intrufola dalle finestre fino alle stanze da letto, arrivando a sfiorare timidamente i lembi delle lenzuola appena sgualcite. A Shatila, gli uccelli riprendono a danzare fra le morbide nuvole del mattino. Scaldano le loro ali, raggrinzite dalla flebile brezza della notte. Sabra si sveglia, s’adorna e si profuma. Shatila si alza, si lava e pettina i suoi capelli. È un giorno come gli altri, immerso nella nebbia della Guerra e dell'assedio. Un ritmo dalla cadenza quasi ordinaria, ormai assimilata. D’un tratto, però, si ritrovano chiuse ermeticamente in una sorta di tetro spettacolo premeditato. In trappola, come tori nell’arena di una corrida, vittime del demoniaco sfogo di chi li guarda da fuori.  

Basta un solo istante a invadere quell’apparente attimo di pace e a lacerare quella bolla di normalità mistificatoria. Passi incalzanti, rumori inquietanti, spari assordanti e urla strazianti. No, non è un incubo. Sono fila di mostruose figure senza volto, schiavi della stessa disumanizzazione che stanno per inscenare contro Sabra e Shatila. Disumanizzazione che, come una mina inesplosa, scoppia nella più insensata e ingiustificabile delle violenze, quella che non conosce raziocinio né morale, e che per questo inghiottisce indistintamente ogni cosa. Una tetra danza con la vita. Violenti e implacabili passi impressi su una distesa di morte e ineffabili orrori. Subito dopo -in un istante quasi impercettibile- il divertimento e l'adrenalina suscitati dal ballo, svaniscono. Ed ecco che -assuefatti di delirio- si stancano del loro gioco, e abbandonano la pista, dimenticandosi del sangue che ormai ha impregnato ogni brandello della loro uniforme. Chi erano? “L’esercito democratico”, avevano detto. Avevano sicuramente capito male.  

Dietro di loro, quella cieca crudeltà si diffonde pian piano nell’aria, per poi scendere avvolta in gocce di sangue che le coscienze putrefatte e assetate di quell’esercito senza traccia di umanità bevono, ubriacandosi in un minuto.  

Sabra non è più un corpo. Shatila è una vittima abbandonata, poi ripresa, scavalcata e lacerata. Sabra, donna violata che chiude gli occhi nel letto dell’eternità, per sprofondare in un sogno senza fine. Shatila, anima lasciata ansimare su un letto di spine, che si addormenta nel suo sangue ancora caldo. Attorno a loro, tappeti di corpi profanati come non avessero mai avuto un nome a validarne l’esistenza. Carni straziate dalla furia cannibale di un feroce branco di bestie. Futuri sventrati, Sogni mutilati.  

Mentre tutto è immobile, nella beffarda regolarità del tempo che non conosce soste o momenti più opportuni per scorrere inesorabile, il manto di un nuovo giorno scende in questo spettacolo atroce. Ridate loro il rifugio della notte per coprirlo di nuovo. Forse sancirà la fine di questo tragico e ingiustificabile incubo.  

Ma non fate sì che possa coprire per sempre una delle pagine più atroci della storia umana. Non permettete che si distenda sulla memoria di quei giorni la nube dell’ignoto, che venga lasciato svanire dietro una coltre di omertà ciò che resta del genocidio della dignità umana a Sabra e a Shatila.